mercoledì 16 aprile 2014

100 miglia d'Istria


Beh, in realtà 65 km, pero' la manifestazione si chiama così e quindi faccio il grosso e me lo gioco come titolo. Ci stavano 4 percorsi possibili : la 100 miglia (per i veri eroi!), la 100 km (per i meno coraggiosi), la 65 km ( per tutti :) ) e la 1 km ( bambini e famiglie). Tra parentesi ci sono i sottotitoli ufficiali dei percorsi.

Tutto è cominciato circa un anno fa quando il collega Andrea arriva zoppicando in ufficio. Nel fine settimana aveva partecipato alla 100 km e, nonostante sia un fisicone atletico, problemi alle ginocchia lo avevano costretto al ritiro a 75 km . Però era talmente entusiasta e i racconti che ci ha fatto così coinvolgenti che, quando ha buttato li che nel 2014 avrebbero fatto anche la versione "light" di 65 km ed ha detto "la facciamo?", in 3 abbiamo detto subito si. Alessandro, Paolo e mois.

All'inizio di quest'anno hanno pubblicato percorso, altimetrie ed aperto le iscrizioni; ci siamo iscritti in 3 che nel frattempo Andrea stava frequentando il corso Allenatore di calcio ed aveva l'esame giusto il sabato della gara; pero' ci aveva promesso di raggiungerci da qualche parte e fare un pezzo di strada insieme. E alla fine mica è venuto il nostro diafolo tentatoren! Peccato, ma grazie lo stesso per averci indotto in tentazione.

Per tutto l'inverno in dipendenza del meteo, della voglia , della stanchezza e anche degli impegni di lavoro più o meno ci siamo allenati. Un po' di corsa, un po' di camminate, un po' di sci di fondo. Io ammetto di aver cominciato ad accumulare carboidrati un bel po' prima dell'inizio della gara, ma la gola e lo sfizio di preparare qualcosa di diverso ce la ho sempre.
Nell'ultimo periodo abbiamo sentito l'impegno vicino e aumentando i carichi son cominciati i primi malanni fisici; e con loro la sottile sensazione di aver fatto una cazzata, ma poi via al piu' ci si ritira che mica ci uccide nessuno .

La settimana prima della gara ultimi acquisti, ultime sedute leggere e preparativi e panico crescente ( odddio prendo le scarpe nuove ?, che calzetti uso? , ma devo prenderlo il fischietto ?, dio non ho le doppie stringhe di ricambio!, mi ingrassa questa maglietta ?) . Il we precedente io avevo un sublime corso sui grandi lievitati pasquali tenuto da Adriano & Paoletta e in effetti tutto il giorno in piedi e fino a tardi a modo suo è stato un allenamento.

Nel mentre la notizia del tentativo si era diffusa ( mica fuga di notizie, eravamo noi stessi che per tirarci su e pomparci la diffondevamo) e si sono formati i vari partiti che si possono sintetizzare con le frasi programmatiche :
1. ma occorre proprio far una roba del genere ?
2. ma sei fuori ? Non ce la farai
3. dai, figata! Occhio pero' allenatevi che è lunghissima
4. Miiiii, ma sul serio ? Ma è tantissimo

Gli stessi partiti che si sono materializzati quando sono partito per Bisanzio...

In settimana è arrivata anche la mail del direttore di gara con le indicazioni ultime e definitive e qui ci siamo resi conto di essere entrati in un mondo con un lessico a se. Nella guida della corsa si parla di ritirare il BIB muniti di ID. Ora grazie a google, il bib è risultato essere il numero di gara con nome, paese e tipo di percorso, ma ID niente da fare. Quindi scrivo una mail per chiedere cosa sia questo ID ( un chip da impiantare sotto pelle ? un tatuaggio tribale ? un codice QR ?) . Mi rispondono il giorno dopo, sarebbe la carta di identità o il passaporto... ma li pozzino cecalli.

E insomma finalmente arriva il venerdì, il sabato si parte a mezzodì con 18 ore di tempo davanti per finire il percorso di 63.74 km con dislivello +2156 -2289, 8 ore il tempo di soglia per fare i primi 30 km .
Alessandro ed io partiamo il venerdì sera con il camper del suo babbo (grazie!) dopo un cicchetto propiziatorio di Bekerovka e pizza in compagnia di Tania, la moglie di Alessandro. Paolo arriverà il sabato mattina ad Umago .



Evitando accuratamente l'autostrada slovena arriviamo ad Umago e nonostante il navigatore ci perdiamo. Per evitare fastidi con la polizia croata e per sicurezza cercavamo un campeggio non troppo lontano dal punto di ritrovo, ma la stagione deve ancora iniziare ed i campeggi aperti sono lontani. Andando in direzione di Salvore sulla destra ad un certo punto vediamo qualche camper parcheggiato in un bello spiazzo illuminato e decidiamo di volè di parcheggiarci li per la notte. Parcheggiamo, scendiamo e che ti vediamo di fronte se non lo ATP Stadium che è il punto di ritrovo e che noi non avevamo nemmeno visto ? Decisamente si parte bene anche senza volere, gli dei ci sono favorevoli. Anche il meteo è dalla nostra parte, la settimana prima caldone, adesso freschetto e  cielo quasi sereno.


La mattina sveglia presto dopo aver tardato un po' a dormire per la musica a volumi assurdi dello American Bar ( 15 minuti credo...) ; ci stanno da ritirare i numeri ( bib) , il pacco gara etc . Ci presentiamo belli belli tra i primi in assoluto e ci chiedono lo zaino per l'ispezione del materiale obbligatorio ma noi ce lo avevamo in macchina... Ci abbuonano il controllo, tanto avevamo comunque tutto ; scambio di sms con Paolo in arrivo e via verso il centro per cercare di fare una sazia colazione. Paolo è in arrivo e magicamente dando 2 indicazioni fumose ci incrociamo . Ben che Umago non è proprio Los Angeles, però altro presagio favorevole. Colazione , un po' di spesa e poi via a cambiarsi palpabilmente sempre più cacati, che la maggior parte dei partecipanti che si aggirano per il parcheggio sembrano veramente degli ufo e noi dei piselloni; poi però compare anche qualcuno senza equipaggiamento tecnologicamente avanzato ed un po' ci tiriamo su nell'attesa della partenza del pullman che ci porterà a Buzet da dove partiremo.
Nel torpedone faccio 2 chiacchiere con un italiano ( dopo aver parlato un pò in inglese, ci riconosciamo come stranieri, ci guardiamo il numero che ha anche scritta la nazionalità e ci scopriamo pure vicini di casa) Michele di Staranzano. Io novellino ( nonostante la divisione per età mi marchi come Veterano..) lui invece gare ne ha fatte tante. Punta ad un tempo sulle 8 ore e invece finirà in poco meno di 7 , al 7° assoluto e al 3 posto della sua categoria ( veterani) ; chapeau.
Comunque il pullman ci mette un bel pò ad arrivare a Buzet, quindi noi ci metteremo un sacco..e vabbè, tanto è tutto pagato e le salme le rimpatriano aggratiss .
A Buzet ci lasciano in basso e quindi saliamo verso il centro del paese ( tutto dislivello non computato vorrei sottolineare). Il paese vecchio è in cima alla collina , parzialmente abitato, e, come molti paesi dell'Istria, affascinante; e lo conosco da tempo che è la capitale istriana del tartufo ( bbono aò).




 Qui un 2 scatti tra bandiere nazionali




 ed altre popolari


Comunque un signor colpo d'occhio tra tutine colorate, materiali di derivazione spaziale e le case di pietra  o comunque diciamo di qualche anno fa.


Alessandro riconosce anche l'aspirante cognato di Andrea che dopo aver finito lo scorso anno la 100 km , quest'anno con la compagna fa anche lui la 65. Ha raccontato che lo scorso anno per fare gli ultimi 30 km ci ha impiegato 12 ore; ben che si è anche fermato a mangiare, pero' ha dato veramente l'idea della fatica oribbbile tenendo conto che è un fisicone e che in montagna va come una lippa.



Dopo il divertente briefing di gara e aver mangiato un 2 fette di focaccia si parte alle 12 in punto; i primi partono di corsa, dietro un pò si cammina e poi si comincia a corricchiare fino al piano che però dura poco e si parte con la prima risalita della giornata. I primi sono già solo una sequenza confusa di impronte nel terriccio.

E si vedono anche i diversi approcci, chi con i bastoncini telescopici, chi con quelli fissi, chi accelera e chi rallenta e ansima ( io...)
E anche il gruppo terminale si sfilaccia pian piano.
Appena ricomincia il piano qualcuno comincia a correre, qualcuno a corricchiare e ci provo anche io; ma subito dopo comincia un discesone e i miei due compagni se ne partono come ungulati. Io accenno qualche passetto e poi penso ai due menischi in meno e a quei 5-6 etti di sovrappeso e zompetto ma li vedo partire irraggiungibili .



 Mi aspetteranno più giù arrivati al piano o quasi, ma nel frattempo avevo fatto coppia con Ana, croata di Pola ma che abita a Umago da qualche anno. E i 2 sghignazzano per avermi beccato in buona compagnia e giustamente ripartono con il loro passo veloce che non provo nemmeno a mantenere.








  Finita la discesa si entra in una valletta dove l'aridità dell'Istria viene smentita da fango e dagli innumerevoli attraversamenti del fiumiciattolo che scorre in fondo. Si passano delle spettacolari praterie di aglio ursino in piena fioritura ( dio che profumo!), mentre l'atletico Paolo sfida l'insidioso fiume.
























Usciti dalla valle si risale e nel mentre si vede l'invaso artificiale che ha reso meno un pochino indipendente dal fato l'approvvigionamento di acqua dell'Istria








Cammina che ti cammina e ti cammina tra qualche su e qualche giù, si risale una collina e sbuca all'orizzonte Montona ( Motovun) arroccata sulla sua collina.
Bellissima, ma arrivarci sembra non finire mai, non si avvicina mai sta cittadina, sempre li che sembra alla stessa distanza ; una volta arrivati li ,  i primi 20 km saranno andati e in cima ( naturalmente) ci sta il primo punto di ristoro.
I 2 compagni di avventura mi chiamano per chiedermi dove sono e se mi devono aspettare . Sempre sghignazzando mi chiedono se sono ancora in buona compagnia , io da signore che sono rispondo che si lo sono e che non è il caso che mi aspettino visto che non fa caldo e si raffredderebbero ( nel mentre anche qualche goccia di pioggia) e NON per altri bassi scopi. Tanto ero già lesso e con la maglietta tecnica bella sudata e fermentata, e dove volevo andà ?






Certo Montona è sempre stata bella, ma adesso la stanno recuperando un pochino, è comparso qualche B&B. Merita ritornarci e fermarsi un pochino di più.





Il ristoro : oltre ad acqua , cocacola, banane, arance, cioccolato ci stavano cose che non avrei mai pensato di trovare . Alimenti della Nasa ?  Razioni K ? Catene di amminoacidi impastellati con glutatione?
Mortadella a tocchetti con a fianco cipollotti, patatine alla paprika, salatini....


In coda ( 2 persone)  per riempire la bottiglia di acqua, Ana mi dice che visto che mi fermo un bel pò lei riparte e che casomai ci si vede dopo. Qualcosa mi dice che sono proprio lento... Po ben, riparto qualche minuto dopo, faccio un pezzo di strada con una russa che sta facendo la 100 miglia 100 ( i percorsi partono diversi , ma poi in momenti diversi si ricongiungono), poi con un serbo anche lui  in cammino da 24 ore . Che fisiconi, massimo rispetto.

E da Montona non si puo' far altro che scendere per poi risalire da un'altra parte , verso il punto di controllo del tempo soglia di 8 ore. Ci arriverò in poco meno di 6 e quindi saro' arrivato a poco meno di metà strada.





Si passa per boschi, si vedono sempre panorami bellissimi quando si scollina, nel mentre si sfiorano tracce di borghi o  case oramai abbandonate da anni.



 Poi si incontrano anche queste cattedrali della ciccia...






Poco prima del punto di controllo mi vengono crampi; da scemo mi sa che ho bevuto troppo poco e soprattutto non ho nemmeno sciolto i sali nell'acqua. Sempre camminando mi metto in bocca i sali e butto giù un poco di acqua per scioglierli e camminando allungandomi arrivo al punto di controllo dove bevo lentamente ma come un cammello  acqua, cocacola, teino tiepido. Per non saper nè leggere nè scrivere decido di passare al doping pesante e mi sciolgo in un bicchiere pure un antiinfiammatorio ( un Oki, mica che).  Buttando la bustina nelle scovazze mi accorgo che è un trionfo di bustine usate di ogni tipo di antiinfiammatorio presente sul mercato, lo sport è salutare...




Il camnmino prosegue dentro e fuori dai boschi, salite e discese, ma il piu' è fatto come dislivello verso l'alto. Si cammina su mulattiere a fianco di muretti a secco, su single track e anche su tratti della Parenzana . Si attraversa qualche ponte ricostruito , si fa passa qualche piccola galleria
e pian piano si macinano i km. E' sempre più raro incontrare qualcuno se non ai punti di ristoro . Si segue la via picchettata con bandierine e con nastri bianchi e rossi a volte fitte fitte  a volte con 20 metri l'una dall'altra .
Quando non si incontra nessuno mi vien da pensare alla solitudine dei primi, ma più spesso guardo il mondo ed i fiori che sono spettacolari lungo tutto il percorso. Mai vista l'Istria così verde!

Pian piano arriva l'imbrunire. I primi sono già arrivati da un pò ( il primo ci ha messo poco più di 6 ore) . Rimonto l'ultimo crinale in tempo per vedere il mare all'imbrunire; che spettacolo, il momento migliore per vederlo.
E poi attacco la frontale che si comincia veramente a vedere poco quando ci sono alberi.
Faccio in tempo a vedere questo borgheto ritirato a lucido; per tutti e 3 rimaraà il sogno della casa ideale, in posizione magnifica, un pò fuori dal mondo, con accanto un cimitero diroccato ed una chiesetta avvolta dalle impalcatur-. Nelle foto che seguono ecco come l'ha fotografata Alessando con la luce ed io all'imbrunire spinto e ditemi se non è una figata e basta.














Inesorabilmente arrivo a Buia ( Buje) che è decisamente buio, sono le 23 e io sono inequivocabilmente lesso.
Sono a quasi  50 km e ne mancano ancora 14. Mangio qualcosa, bevo e riparto .
Sbaglio strada che la deviazione è mal segnata. E quindi mi rifaccio la discesa che avevo appena  finito e stavolta la chiamo salita, siamo in 3 e non troviamo la traccia . Provo a chiamare Alessandro che mi spiega più o meno e finalmente trovo i segnali; lui è in prossimità di Umago, ma dice che non arriva mai , è stufo e basta. Si cammina per la campagna di vigneti e olivi , ma oltre alla frontale non si vede molto. La luna è quasi piena, ma nel frattempo il cielo si è anche rannuvolato. Passo per un sentiero fangosissimo con solchi profondi lasciati dai trattori e stracco come sono, mi scivola un piede e finisco in una pozzangherona. Cammino per un paio di km fino a trovare un tratto asciutto con almeno un sassone dove appogiarmi, che se mi siedo per terra adesso mi rialzo ad estate inoltrata.
Bradipescamente mi asciugo e cambio calzetti e riproseguo.
Adesso è proprio fatica pura, guardare il piccolo cono di luce davanti a se e continuare a camminare dandomi un ritmo, ogni tanto mangiare qualcosa, ogni tanto bere qualcosa.
Il mare si vede, è li; o meglio, si vedono le luci della costa , i lampioni dei lungo mare. Ma non finisce proprio mai ? Si va avanti a zigo zago dentro e fuori da boscehtti di quasi pianura, si passa per la campagna , si costeggiano canali, ogni tanto qualche frontale compare all'orizzonte limitato, ogni tanto arriva qualcuno spedito da dietro, ogni tanto ne sorpasso qualcuno anche io.
E continua a non finire.
Comincio a sentire freddo, ma già con la maglia termica a maniche lunghe ed il windstopper non è che son vestito poco, son proprio sfinito, non riesco piu' a produrre calore o almeno la sensazione è quella.
Arrivo ad un punto di controllo e mi applaudono ; li per li rimango basito, ma devo dire che mi ha tirato su, mi ha dato una bottarella alla considerazione di me e dei miei mezzi. Mi chiedono il numero e mi dicono che ormai manca poco , "solo" 5 km ed è finita. Son le 1 di notte oramai, mi chiamano prima  Alessandro e poi Paolo e mi chiedono come va e dove sono ; confermano anche loro che manca poco, sono arrivati, andranno a farsi la doccia e cambiarsi e poi verranno a prendermi all'arrivo ( ieppa ieppa!).
Quei soli 5 km mi ci vorrà un ora e mezza per farli. A 50 metri dalla fine mi chiamano, è Alessandro che camminando alla zombie via ( esattamente come me e gli altri in giro)  viene a farmi la claque.
A 20 metri le 4-5 persone al traguardo applaudono ed in un impeto faccio gli ultimi metri di corsetta.
Fatta finita e vonde.
Speravo in qualcosa di caldo che sto tremicchiando, ma han finito quasi tutto. Ma ci stanno bottigliete di birra, non l'ho bevuta , la ho assorbita.
 Poi come nel vdeo di Thriller alla macchina alla ricerca del ristorante dell'organizzazione che scopriamo ha chiuso a mezzanotte ( grrr), unica pecca dell'organizzazione.
Alessandro recupera l'informazione su un posto aperto tutta la notte, un fast food croato ma ci andrebbe bene tutto . Paninone , bira e tutti e 3 diciamo che è stata una figata , fino ai 50 km anche bene, ma poi sofferenza e basta e che quindi mai piu'. Poi tutti e 3 tremanti dalla stancheza andiamo al camper per dormire. Io prendo una tachipirina, mi vesto con quello che ho ( compreso capello) e mi ficco nel sacco a pelo. Il giorno dopo scene comiche per la mobilita' articolare e l'incapacità o quasi di salire o scendere un gradino senza fare smorfie.
Poi davanti ad un piatto di pasta in slovenia, è venuto fuori di un trail a Krk ad ottobre che pare sia bellissimo e tutti e 3 abbamo cominciato a pensare : ma perchè no ?
Magari un pelino più corto....






lunedì 17 febbraio 2014

Ciambellone anconetano


 


Reduce da un bellissimo fine settimana passato tra amici nelle Marche, ho provato a ripetere la delizia di Roberta. Il ciambellone lo conoscevo nella variante romana-campana-emiliana, insomma asterisco-ana, però questo non ha la forma classica a ciambella, non ha la granella di zucchero sopra, ha un gradevole sapore appena appena di anice,  ha tanta nutella ed è buonone.
Sia da colazione che da fuori colazione.
Come dicevo l'amica Roberta ( ciao anche a te Giacomo) ha portato questa cosa buona qui, poi ha detto il procedimento che più o meno ho memorizzato; poi a casa ricerca su internet ed ho fatto un paio di tentativi. Al secondo mi sembra bene, molto bene;  trascrivo quest'ultimo.

  • 200 gr farina 00
  • 30 gr fecola di patate 
  • 100 gr zucchero
  • 50 gr burro ( in pomata o ammorbidito)
  • 2 uova
  • 1/2 ( nel senso di mezza) bustina di lievito chimico
  • 1 bicchierino di anisetta ( Meletti)
  • 1 pizzico di sale
  • 300 gr nutella ( o anche di piu', viene bene anche con marmellata)
  • una manciatina di mandorle vestite
  • un pò di zucchero per spolverata finale



Battere il burro con lo zucchero ed il sale; aggiungre una alla volta le uova. 
Mettere l'anisetta e quindi le farine mescolate con il lievito; mescolare brevemente fino ad amalgamare il tutto ma senza perderci troppo tempo e fatica.
L'impasto che viene fuori è abbastanza molle e attaccaticio.









Stendere, aiutandosi con una spatola e su un pezzo di carta forno, circa 2/3 dell'impasto in una striscia larga circa 15 cm ( molto circa). Lo spessore non lo ho misurato con precisione, non deve essere molto sottile, credo circa mezzo centimetro abbondante.





Spatasciare al centro la nutella in uno strato piu' o meno omogeneo ; non arrivare fino ai bordi che poi si dovranno rincalzare sempre con la provvidenziale spatola.
Di nutella  ce ne va come non ci fosse più un domani, io ne ho usati 300 gr, secondo me ce ne stanno anche di più. 
Ma quanti di più ? Alla fine bisogna pur chiudere e quindi un 100 gr in piu' non ci starebbero malaccio.

Mettere quindi sopra  a cucchiaiate l'impasto rimasto , stenderlo pazientemente con la spatola e quindi rincalzare con la spatola con movimento spatolante assai ed abile gioco di polso. Non riesco a spiegarlo bene , ma comunque gossomodo spingere con la spatola la pasta, andare verso il centro piegandola man mano e spalmare la pasta in modo da rinchiudere la nutella senza lasciare buchi.





Si ottiene alla fine un filoncino; metterci sopra le mandorle, dare una spolverata di zucchero, far scivolare dentro una teglia e mettere in forno ( avevate acceso vero?) a 180 gradi  per circa 25 minuti ( io un pochino di piu' e sotto è venuto un po' troppo tosto)


sabato 14 dicembre 2013

Diversamente Limoncello




Tempo fa mi hanno offerto e poi regalato un liquore ( o bevanda spiritosa...) buononissimo; non aveva nome se non liquore digestivo.
Ho chiesto subito ricetta e dopo lunga attesa mi è arrivata; sicuramente è ancora in casa , infilata in un libro di cucina, messa in un cassetto apposta per non smarrirla, messa in busta di plastica antisommossa e accuratamente imboscata .
Un ricordo delle proporzioni ce lo avevo, voglia di richiederla invece no. E quindi sono andato un po' a memoria ed un po' ad ispirazione.
Ennonè venuto mica male! Ed ho deciso di chiamarlo Diversamente Limoncello, ecco.

Le dosi sono esagerate, ma conto che duri un bel po' , conto di regalarne qualche bottiglia, poi si puo' sempre ricalibrare :

- 2 kg limoni non trattati, belli ciccioni, anche un po' verdi
- 20 gr di cannella in stecca sbriciolata
- 20 chiodi di garofano
- 1 bella macinatona di noce moscata ( 1/3 di noce più o meno)
- 1 kg zucchero bianco
- 3 litri alcool 95°
- 1 manciata di foglie di erba luigia ( erba cedrina)

per lo sciroppo
- 3 lt acqua bollita con 1 kg di zucchero bianco


Dopo aver lavato i limoni, tagliarli a fettine ( io uso una spettacolare mandolina con lama in ceramica) e metterli in capace contenitore ( un vasone, una damigiana a bocca larga) insieme alla cannella sbriciolata, chiodi di garofano, erba luigia , alcool, zucchero e macinarci dentro la noce moscata.
Lasciare a macerare per un 15 gg e se ci capitate davanti dateci pure una generosa sgrullata che non si offende.

Passato il tempo preparare lo sciroppo facendo bollire l'acqua con lo zucchero e facendolo poi  raffreddare per bene.
Filtrare il macerato di limoni, io uso carta da filtro per le macchine del caffe' ammericane, ma non buttare via nulla! Mettere lo sciroppo dentro la damigianona ( bottigliona, vasone) con dentro ancora il blob di limoni e mentre si filtra l'alcool lasciar macerare lo sciroppo inseme ai rimasugli in modo da recuperare ancora un pochino di alcool e di sapore.
Filtrare anche lo sciroppo come si desidera ( io con garza bianca a trama fitta) ed unire alla parte alcoolica filtrata prima ed imbottigliare.
E' buono da SUBITO!

lunedì 9 dicembre 2013

Tortel di Patate





Complici il ritrovare dopo tanti anni un sapore, un regalo inaspettato dalla Francia, il piacere di cucinare, il gioco di provare a rifare a casa quel che si è mangiato, sabato scorso ho provato a fare il Tortel di Patate in versione magnum .
Lo si trova nel Trentino più tradizionale in versioni diverse. Dopo ricerca su libri in casa ed in rete ho mediato una versione semplice e "poco" condita, fatto in forno in pezzo unico da tagliare a pezzi; condito "solamente" da un po' di strutto, sale e pepe.

Per 1 persona molto affamata :
- 600 gr di patate non novelle
- 1 cucchiaione di farina
- sale + pepe a piacere
- strutto per ungere stampo e condire "di sopra"




Il procedimento è facile facile: si grattugiano grosse  le patate sbucciate e lavate e le si fanno scolare dall'acqua per qualche minuto.












Quindi si salano e pepano a piacere, si mescolano ad 1 cucchiaione di farina e si versano in uno stampo da forno ben unto con strutto.
 
Si schiaccia un po' il coposto cersato e si conza con un po' di strutto sopra. In forno ben caldo ( 180-200°) per una 30ina di minuti o in ogni caso finchè non si colorano per bene .









Con cosa si mangia ?
Ma con ogni ordine e grado di affettati, formaggi e sottaceti!

Io con prosciutto cotto, cetrioli e peperoni in agrodolce, formaggio francese ( Chaource, spettacolare. Grazie!) e per completare una bottiglia di vno novello, francese pure quello.

Invece di farlo al forno, il tortel si puo' fare fritto facendone delle piccole "frittatine" da girare e poi scolare per bene. Fritte con lo strutto sono il top anche se decisamente non vegane; dovrebbero venir bene anche fritte nell'olio ma ho solo letto e mai provato.

Da mangiare ASSOLUTAMENTE caldo appena estratto dal forno/padella.

lunedì 25 novembre 2013

Arance candite o quasi




Dopo aver cercato dei canditi buoni che non sapessero di "candito" alias di plastica, da qualche anno ho provato a farli in casa. Il procedimento di seguito al solito è frutto di ricerche in rete, su libri, su articoli e mediato dalle prove fatte e rifatte. Pare che non sia corretto chiamare questo procedimento canditura, ma tant'è, non se ne lamenta mai nessun soggetto di assaggi o regali, così come sono, ricoperti di cioccolato, dentro panettoni o panpepati.

Il procedimento lo uso per arance e cedri; ho provato anche i limoni ma vengono bene
solo le bucce ed i limoni tipo quelli di sorrento.
( prego notare lo zucchero "rolling stone" che per caso ho comperato...)
Arance: taglio le arance a fette spesse tra 1 e 1.5 cm in senso ortogonale agli spicchi;
per intenderci come tagliare l'arancio per spremerlo. Per le arance non uso  solo la buccia ( si puo'anche fare, ma poi tagliate a quarti e pucciate nel cioccolato nero e fatte asciugare sono meglioquelle con la polpa)
Vanno bene le arance bionde, ho provato le tarocco ed ho lasciato perdere.
Il periodo migliore e' da inizio-meta dicembre in poi fino ad esaurimento, quando le trovi belle ciccionee con una signora buccia direttamente dalla sicilia e non trattate.

Cedri: i cedri si cominciano a trovare quando arriva il freddo freddo, quindi se va bene poco prima di natale..
I cedri li taglio in ottavi nel senso della lunghezza e tolgo dopo tagliati, la polpa (la mangio
in insalata insieme alla indivia belga , noci etc )


Per entrambi procedo cosi':

- Metto su  un pentolone ed una pentola di acqua a scaldare  - lavo , asciugo e taglio la frutta
- appena l'acqua della pentola accenna un primo bollore , ci metto dentro la frutta, incoperchio
e faccio prendere un deciso bollore per un paio di minuti
- scolo la frutta con una ramaiola dentro una terrina
- riempio di nuovo la pentola con l'acqua calda calda del pentolone
- ci rimetto la frutta , riporto a bollire, riscolo
- rifaccio il tutto una altra volta, ma vanno bene anche solo 2 per le arance

La procedura serve a togliere la parte amara dalla buccia ed un po' a cuocere la frutta.
Se fai i limoni falla anche 4 volte, ma non sta far stracuocere; per quello io uso 1 pentola ed un pentolone
in modo da scaldare gia' l'acqua e non far cuocere troppo la frutta.
Quando scoli le arance che hanno anche la polpa, bisogna esser delicati, ma in genere sono abbastanza toste
fino a 3 giri.

Bon, arrivati a questo punto peso la pentola dove candiro' sulla bilancia, ci metto dentro la frutta
ben stesa; anche se si sovrappone un po' non succede nulla, importante è non fare mucchio. Peso di nuovo,
tolgo il peso della pentola e metto sopra la frutta il suo stesso peso in zucchero.
(La pentola con il fondo spesso e in acciaio )

MODIFICA POST INFINITI ESPERIMENTI : per candire meglio e fare in modo che la frutta rimanga più morbida per ogni kg di zucchero aggiungere un cucchiaio esagerato di sciroppo di glucosio o in alternativa 2 bei cucchiaioni di miele di acacia.

Mo per la cottura io uso la cucina economica mettendo la pentola con coperchio nella parte piu' fredda e non aggiungo acqua se non un mezzo bicchiere : per osmosi la frutta comincera' a perdere acqua e ciucciare avidamente zucchero piano piano.
Per chi non ha la cucina economica, un bicchierozzo ( o mezzo) di acqua , si mette su fuoco dolce magari
con la reticella che il rischio e' quello di avere dei punti troppo caldi dove o si attacca la frutta
o si caramella lo zucchero . In ogni caso non deve bollire facendo i cavalloni, ma fare le bolle si.




Quando dopo un po' lo zucchero si è sciolto, si scoperchia e si fa andare fino a che la parte liquida diventera' un po' vischiosa e comincerà a fare bolle  Mescolare ogni tanto delicatamente soprattutto se si sovrappone un po' la frutta.








 Non fare andare troppo che altrimenti si rischia di caramellare, non troppo poco che rimane troppo acquoso. A spanne  io arrivo a casa verso le 18.30, accendo la cucina economica , scaldo ,taglio, brigo, missio  e poco dopo le 22 ho finito.
Una buona indicazione  che i canditi sono pronti è quando il liquido comincia a schiumare /fare bolle come in foto.

Fatto questo scolare delicatamente con un paio di forchette la frutta e metterla su una griglia
a scolare ed asciugare ( io faccio sul tavolo, metto  del foglio di alluminio e sopra la griglia,
le gocce che colano sono attacaticce de paura) per un po' di ore.




Poi se sono abbastanza asciutte le ripasso nello zucchero semolato e le metto in una scatola non chiusa in modo che prendano ancora aria ma non polvere ( con il coperchio tipo le pentole un po' a 3/4 insomma) .


 Se invece il clima è come quello di queste settimane le ripasso per qualche ora nell'essiccatore oppure nel forno a 30-40 gradi ventilato con la bocca semiaperta ( mettere anche in forno la stagnola sul fondo che lo sciroppo cola assai).








Una volta fatti si possono anche congelare usando un doppio o triplo sacchetto in modo che
perdano meno umidita' possibile.

Cosa fare del liquido sciropposissimo che avanza ?
Si puo' usare  per farcire una torta, puoi farlo gocciolare su marmo e fare cosi' degli zuccherini all'arancio.
Oppure senza pietà si butta il tutto...



mercoledì 6 novembre 2013

Fichi Caramellati

Anche questo post lo ho iniziato in settembre quando mi hanno regalato i fichi ( grrrrazzi Donatella!).

Io ADORO i fichi caramellati; la prima volta li ho assaggiati che ero giovincello in Romagna, con il formaggio fresco. Poi li ho rimangiati da moolto adulto in Emilia sia con il formaggio fresco che con il grana e pure con il gelato.
Poi li ho comprati gia' fatti ma dopo la solita ricerca bibliogafica su libri ed in rete ho provato a farli, complice Donatella che aveva un albero da "spogliare".



I fichi non dovrebbero essere troppo maturi, meglio se duretti in via di maturazione . Ma anche se sono maturi non vengono mica male, solo un po' spatasciati a fine cottura e piu' simili ad un marmellata caramellata  a pezzettoni, ma si lasciano mangiare comunque.

Per 1 kg di frutta:

- 1 Kg di fichi neri non troppo maturi
- 600 gr di zucchero bianco
- 1 bicchiere di acqua
- 1/3 di bicchiere di aceto rosso ( a piacere , anche di piu' , anche di meno)

Mettere in pentola i fichi in strato singolo, dopo averli puliti con una pezza bagnata da polvere e sporchezzi vari.



Versarci sopra lo zucchero il bicchiere di acqua e metà dell'aceto previsto. Mettere il coperchio ed aspettare 8 ore/ una notte/ il pomeriggio/ il giorno dopo...


Aspetatto il giusto tempo si dovrebbe avere tutto lo zucchero sciolto
Si mette su fuoco dolce e si fa andare per meno di 2 ore circa ( dipende da quanti fichi, da quanta acqua hanno buttato fuori etc ); diciamo almeno una oretta.

Verso la fine , quando li riteniamo pronti ( a me non piacciono troppo caramellosi) aggiungiamo il rimanente aceto e facciamo sfumare.

Si invasa a caldo e si capovolgono i vasi , solita procedura.


I fichi li ho fatti in 2 volte a distanza di pochi giorni; la prima volta tutto benissimo, la seconda invece ho fatto cuocere un pochino troppo . Nella foto si vede che il liquido comincia a fare bollicine che si alzano : il fuoco era sempre dolce, ma le bollicin si alzavano e alzavano. Ecco, stavo asciugando troppo il tutto e quindi ho dovuto aggiungere pian piano un mezzo bicchiere di acqua altrimenti una volta invasati li si sarebbe potuti togliere dal vaso solo con lo scalpello...
Solito consiglio di tenerli in luogo fresco e  buio.
Si possono mangiare anche subito, ma in ogni caso sempre quando la gola diventa tanta!



martedì 5 novembre 2013

La composta più buona del mondo : Pere & Cioccolato & Arancio candito & profumo di Cannella

Pubblico in clamoroso ritardo; avevo cominciato a scrivere il 1 settembre, poi son andato un po' di giorni in Croazia, poi ho ricominciato a lavorare e poi e poi... comunque eccola qui, le pere si trovano ancora !




Lo scorso anno mi avevano regalato un cassetta di pere; buonissime ma tante e mature. Alla ricerca di un modo per non buttarle nel composter ho setacciato la rete, trovato più versioni di composte, succhi, gelatine a base di pere. Tra queste mi son più o meno ispirato per la Composta più buona del mondo ( il mio piccolo  mondo naturalmente..). Ieri ho trovato una occasione imperdibile di pere mature a costo ragionevole per fare composta e quindi ho rifatto la delizia.
Le dosi come al solito sono quelle che uso io, sono indicative, poi si va a gusto e idiosincrasie personali.

  • 1 kg pere sbucciate e tagliate a pezzetti ( circa 1.5 kg da pulire, ho usato williams, abate e altri tpi di perse sempre con buoni risultati , questa volta williams)
  • 300 gr zucchero ( anche un po' meno in dipendenza della dolcezza delle pere)
  • 150-200 gr cioccolato fondente ( a gusto o a dimensione barettone) tagliato a pezzetti
  • 1 stecca cannella
  • 1 limone ( succo)
  • arancio candito ( a piacere, direi un 100 gr o altrimenti la scorza di 2 arance almeno) tagliato a pezzettini piccoli

Sbucciare, "disossare" e poi tagliare le pere a piccoli pezzetti ; metterle in pentola con  succo del limone, lo zucchero, la stecca di cannella  e lasciar risposare per un paio di ore; questo per far sciogliere lo zucchero e favorire la fuoriuscta della pectina, almeno così ho trovato scritto in giro .
Passato il tempo ( non è obbligatorio, si fa un po' come si vuole), mettere sul fuoco ( dolce) e da quando o inizia a bollire fri passare +- 10-15 minuti ( anche di piu', dipende da quanto le pere sono acquose).

 Togliere la cannella, mettere dentro cioccolato tagliato a pezzetti, mescolare finche' non si e' ben sciolto.











A questo punto se uno ha i canditi ( o le scorze candite) li si mette dentro e si rimette sul fuoco per una 40 di minuti circa ( solita prova di goccia su piattno fredod). Io uso canditi fatti in casa che faccio verso natale e poi congelo pr usare il resto dell'anno; i canditi normalmente in commercio hanno un sapore che va dal polistirolo espanso alla plastica pura. Quindi se non si hanno a disposizione canditi che sappiano di frutta conviene usare arance fresche o polvere di buccia di arancio; questi ultimi 2 "aromi" conviene metterli dentro verso fine cottura  altrimenti si  perde il  buono.
Fatta la prova  di scorrimento sul piattino ( o qualsiasi tecnica uno preferisca)  invasare a caldo , tappare  e  tenere i vasi capovolti fino al giorno dopo o raffreddamento completo.



Ma quanti vasi vengono fuori ?
In dipendenza di quanto acquose sono le pere, quanto cioccolato e canditi ci si mettono si va dai 3 ai 4 ai 5 vasetti da mezzo della Bormioli